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      Armesso. Non trovo filosofo che s'adire sí per la spreggiata
filosofia, né, o Elitropio, scorgo alcuno sí affetto per
la sua scienza, quanto questo Teofilo; che sarebbe, se
tutti gli altri filosofi fussero della medesima condizione,
voglio dire sí poco pazienti?
      Elitropio. Questi altri filosofi non hanno ritrovato tanto,
non hanno tanto da guardare, non hanno da difender tanto.
Facilmente possono ancor essi tener a vile quella filosofia
che non val nulla, o altra che val poco, o quella che non
conoscono; ma colui che ha trovata la verità, che è un tesoro
ascoso, acceso da la beltà di quel volto divino, non meno
doviene geloso perché la non sia defraudata, negletta e contaminata,
che possa essere un altro sordido affetto sopra
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l'oro, carbuncolo e diamante, o sopra una carogna di bellezza
feminile.
      Armesso. Ma ritorniamo a noi, e vengamo al quia. Dicono
di voi, Teofilo, che in quella vostra Cena tassate e ingiuriate
tutta una città, tutta una provinzia, tutto un regno.
      Filoteo. Questo mai pensai, mai intesi, mai feci; e se
l'avesse pensato, inteso o fatto, io mi condannerei pessimo,
e sarei apparecchiato a mille retrattazioni, a mille revocazioni,
a mille palinodie; non solamente s'io avesse ingiuriato
un nobile e antico regno, come è questo, ma qualsivoglia
altro, quantunque stimato barbaro: non solamente dico
qualsivoglia città, quantunque diffamata incivile, ma e
qualsivoglia lignaggio, quantunque divolgato salvaggio, ma
e qualsivoglia fameglia, quantunque nominata inospitale:
perché non può essere regno, città, prole o casa intiera, la
quale possa o si deve presupponere d'un medesimo umore,
e dove non possano essere oppositi o contrarii costumi; di
sorte che quel che piace a l'uno, non possa dispiacere
all'altro.
      Armesso. Certo, quanto a me, che ho letto e riletto e
ben considerato il tutto, benché circa particolari non so
perché vi trovo alquanto troppo effuso, circa il generale
vi veggo castigata- ragionevole- e discretamente procedere:
ma il rumore è sparso nel modo ch'io vi dico.
      Elitropio. Il rumore di questo e altro è stato sparso dalla
viltà di alcuni di quei che si senton ritoccati; li quali, desiderosi
di vendetta, veggendosi insufficienti con propria raggione,
dottrina, ingegno e forza, oltre che fingono quante altre
possono falsitadi, alle quali altri che simili a loro non possono
porger fede, cercano compagnia con fare ch'il castigo
particolare sia stimato ingiuria commune.
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      Armesso. Anzi credo che sieno di persone non senza
giudicio e conseglio, le quali pensano l'ingiuria universale,
perché manifestate tai costumi in persone di tal generazione.
      Filoteo. Or quai costumi son questi nominati, che
simili, peggiori e molti piú strani in geno, specie e numero
non si trovino in luoghi delle parti e provinze piú eccellenti
del mondo? Mi chiamerete forse ingiurioso e ingrato alla
mia patria, s'io dicesse che simili e piú criminali costumi
se ritrovano in Italia, in Napoli, in Nola? Verrò forse per
questo a digradir quella regione gradita dal cielo e posta
insieme insieme talvolta capo e destra di questo globo,
governatrice e domitrice dell'altre generazioni, e sempre
da noi ed altri è stata stimata maestra, nutrice e madre
de tutte le virtudi, discipline, umanitadi, modestie e cortesie,
se si verrà ad essagerar di vantaggio quel che di quella han
cantato gli nostri medesimi poeti che non meno la fanno
maestra di tutti vizii, inganni, avarizie e crudeltadi?
Bruno Causa 203-204-205