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      Coribante. Procul, o procul este, profani! Questo è un
sacrilegio, un profanismo, di voler fingere (poscia che non
è possibile che cossí sia in fatto) vicino a l'onorata ed eminente
sedia de la Verità essere l'idea de sí immonda e
vituperosa specie, la quale è stata da gli sapienti Egizii
ne gli lor ieroglifici presa per tipo de l'ignoranza, come
ne rende testimonio Oro Apolline, piú volte replicando:
qualmente gli Babiloni sacerdoti con l'asinino capo compiuto
al busto e cervice umana volsero designar un uomo
imperito ed indisciplinabile.
      Sebasto. Non è necessario andar al tempo e luogo d'Egizii,
se non è né fu mai generazione, che con l'usato modo
di parlare non conferme quel che dice Coribante.
      Saulino. Questa è la raggione, per cui ho differito al
fine di raggionar circa queste due sedie: atteso che dalla
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consuetudine del dire e credere m'areste creduto parabolano,
e con minor fede ed attenzione arreste perseverato
ad ascoltarmi nella descrizione della riforma de l'altre
sedie celesti, se prima con prolissa infilacciata de propositi
non v'avesse resi capaci di quella verità; stante che
queste due sedie da per esse meritano almeno altretanto
de considerazione, quanto vedete aver ricchezza di tal
suggetta materia. Or non avete voi unqua udito, che la
pazzia, ignoranza ed asinità di questo mondo è sapienza,
dottrina e divinità in quell'altro?
      Sebasto. Cossí è stato riferito da primi e principali teologi;
ma giamai è stato usato un cossí largo modo de dire,
come è il vostro.
      Saulino. È perché giamai la cosa è stata chiarita ed
esplicata cossí, come io son per esplicarvela e chiarirvela
al presente.
      Coribante. Or dite, perché staremo attenti ad ascoltarvi.
Bruno Cab 863-864