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      Burchio. Certo, credo che bisognarebe dire a costui che,
se uno stendesse la mano oltre quel convesso, che quella
non verrebe essere in loco, e non sarebe in parte alcuna,
e per consequenza non arebe l'essere.
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      Filoteo. Giongo a questo qualmente non è ingegno che
non concepa questo dire peripatetico come una implicata
contradizione. Aristotele ha definito il loco, non come
corpo continente, non come certo spacio, ma come una
superficie di continente corpo; e poi il primo e principal
e massimo luogo è quello a cui meno ed a fatto niente
conviene tal diffinizione. Quello è la superficie convessa
del primo cielo, la quale è superficie di corpo; e di tal corpo,
il quale contiene solamente, e non è contenuto. Or a far
che quella superficie sia luogo, non si richieda che sia di
corpo contenuto, ma che sia di corpo continente. Se è
superficie di corpo continente, e non è gionta e continuata
a corpo contenuto, è un luogo senza locato; atteso che al
primo cielo non conviene esser luogo, se non per la sua su[per]ficie
concava, la qual tocca la convessa del secondo.
Ecco, dunque, come quella definizione è vana e confusa
ed interemptiva di se stessa. Alla qual confusione si viene
per aver quell'inconveniente, che vuol che estra il cielo
sia posto nulla.
      Elpino. Diranno i peripatetici che il primo cielo è corpo
continente per la superficie concava, e non per la convessa;
e, secondo quella, è luogo.
      Fracastorio. Ed io soggiongo che dunque si trova superficie
di corpo continente la quale non è loco.
      Filoteo. In somma, per venir direttamente al proposito,
mi par cosa ridicola il dire che estra il cielo sia nulla, e che
il cielo sia in se stesso, e locato per accidente, e loco per
accidente, idest per le sue parti. Ed intendasi quel che si
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voglia per il suo per accidente; che non può fuggir
che non faccia de uno doi; perché sempre è altro ed altro
quel che è continente e quel che è contenuto; e talmente
altro ed altro che, secondo lui medesimo, il continente è
incorporeo ed il contenuto è corpo; il continente è inmobile,
il contenuto è mobile; il continente matematico, il contenuto
fisico. Or sia che si voglia di quella superficie, constantemente
dimandarò: che cosa è oltre quella? Se si
risponde che è nulla, questo dirò io esser vacuo, essere
inane; e tal vacuo e tal inane che non ha modo, né termine
alcuno olteriore; terminato però citeriormente. E questo
è piú difficile ad imaginare, che il pensar l'universo essere
infinito ed immenso. Perché non possiamo fuggire il vacuo,
se vogliamo ponere l'universo finito. Veggiamo adesso,
se conviene che sia tal spacio in cui sia nulla. In questo
spacio infinito si trova questo universo (o sia per caso o
per necessità o per providenza, per ora non me ne impaccio).
Dimando se questo spacio che contiene il mondo,
ha maggiore aptitudine di contenere un mondo, che altro
spacio che sia oltre.
      Fracastorio. Certo mi par che non; perché dove è nulla,
non è differenza alcuna; dove non è differenza, non è altra
ed altra aptitudine: e forse manco è attitudine alcuna
dove non è cosa alcuna.
      Elpino. Né tampoco inepzia alcuna. E delle due piú
tosto quella che questa.
Bruno Inf 371-372-373