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      Armesso. Non tocca ad ognuno di essere correttore,
massime de la moltitudine.
      Filoteo. Dite ancora, massime quando quella non lo
tocca.
      Armesso. Si dice che non devi esser sollecito nella patria
aliena.
      Filoteo. E io dico due cose: prima, che non si deve uccidere
un medico straniero, perché tenta di far quelle cure
che non fanno i paesani; secondo dico, che al vero filosofo
ogni terreno è patria.
      Armesso. Ma se loro non ti accettano né per filosofo
né per medico, né per paesano?
      Filoteo. Non per questo mancarà ch'io sia.
      Armesso. Chi ve ne fa fede?
      Filoteo. Gli numi che me vi han messo, io che me vi
ritrovo, e quelli ch'hanno gli occhi, che me vi veggono.
      Armesso. Hai pochissimi e poco noti testimoni.
      Filoteo. Pochissimi e poco noti sono gli veri medici,
quasi tutti sono veri amalati. Torno a dire, che loro non
hanno libertà altri di fare, altri di permettere che sieno
fatti tali trattamenti a quei che porgono onorate merci,
o sieno stranieri o non.
      Armesso. Pochi conoscono queste merci.
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      Filoteo. Non per questo le gemme sono men preciose e
non le doviamo con tutto il nostro forzo defendere e farle
defendere, liberare e vendicare dalla conculcazione de' piè
porcini con ogni possibil rigore. E cossí mi sieno propicii
gli superi, Armesso mio, che io mai feci di simili vendette
per sordido amor proprio o per villana cura d'uomo particulare,
ma per amor della mia tanto amata madre filosofia
e per zelo della lesa maestà di quella. La quale da' mentiti
familiari e figli (perché non è vil pedante, poltron dizionario,
stupido fauno, ignorante cavallo, che, o con mostrarsi
carco di libri, con allungarsi la barba o con altre
maniere mettersi in prosopopeia, non voglia intitolarsi de
la fameglia) è ridutta a tale, che appresso il volgo tanto val
dire un filosofo, quanto un frappone, un disutile, pedantaccio,
circulatore, saltainbanco, ciarlatano, buono per
servir per passatempo in casa e per spavantacchio d'ucelli
a la campagna.
      Elitropio. A dire il vero, la famiglia de' filosofi è stimata
piú vile dalla maggior parte del mondo, che la famiglia
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de' cappellani; perché non tanto quelli, assunti da ogni
specie di gentaglie, hanno messo il sacerdocio in dispregio,
quanto questi, nominati da ogni geno di bestiali, hanno posto
la filosofia in vilipendio.
      Filoteo. Lodiamo, dunque, nel suo geno l'antiquità,
quando tali erano gli filosofi che da quelli si promovevano
ad essere legislatori, consiliarii e regi; tali erano consiliarii
e regi, che da questo essere s'inalzavano a essere sacerdoti.
A questi tempi la massima parte di sacerdoti son tali, che
son spreggiati essi, e per essi son spreggiate le leggi divine;
son tali quasi tutti quei che veggiamo filosofi, che essi son
vilipesi, e per essi le scienze vegnono vilipese. Oltre che,
tra questi la moltitudine de forfanti, come di urtiche, con
gli contrari sogni suole dal suo canto ancora opprimere
la rara virtú e veritade, la qual si mostra ai rari.
Bruno Causa 201-202-203