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      Saulino. Poeti sí, filosofi non mai hanno sí fattamente
descritti ed introdotti gli dei. Dunque, Giove e gli altri
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dei invecchiano? dunque, non è impossibile ch'ancor essi
abbiano ad oltrepassar le rive di Acheronte?
      Sofia. Taci, non mi levar di proposito, Saulino. Ascoltami
sin al fine.
      Saulino. Dite pure, ch'io attentissimamente vi ascolto;
perché son certo, che dalla tua bocca non esceno se non
grandi e gravi propositi: ma dubito che la mia testa non
le possa capire e sustenere.
      Sofia. Non dubitate. Giove, dico, comincia ad esser
maturo, e non admette oltre nel conseglio, eccetto che
persone ch' hanno in capo la neve, alla fronte gli solchi,
al naso gli occhiali, al mento la farina, alle mani il bastone,
ai piedi il piombo: in testa, dico, la fantasia retta, la cogitazion
sollecita, la memoria ritentiva; ne la fronte la sensata
apprensione, ne gli occhi la prudenza, nel naso la
sagacità, nell'orecchio l'attenzione, ne la lingua la veritade,
nel petto la sinceritade, nel core gli ordinati affetti,
ne le spalli la pazienza, nel tergo l'oblivio de le offese, nel
stomaco la discrezione, nel ventre la sobrietade, nel seno
la continenza, ne le gambe la constanza, ne le piante la
rettitudine, ne la sinistra il pentateuco di decreti, nella
destra la raggione discussiva, la scienza indicativa, la regolativa
giustizia, l'imperativa autoritade e la potestà
executiva.
      Saulino. Bene abituato: ma bisogna, che prima sia ben
lavato, ben ripurgato.
Bruno Best 574-575