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Cossí questo alemano, benché non abbi avuti
sufficienti modi, per i quali, oltre il resistere, potesse a bastanza
vencere, debellare e supprimere la falsità, ha pure
fissato il piede in determinare ne l'animo suo ed apertissimamente
confessare, ch' al fine si debba conchiudere necessariamente,
che piú tosto questo globo si muova a
l'aspetto de l'universo, che sii possibile che la generalità
di tanti corpi innumerabili, de' quali molti son conosciuti
piú magnifici e piú grandi, abbia, al dispetto della natura
e raggioni che con sensibilissimi moti cridano il contrario,
conoscere questo per mezzo e base de' suoi giri ed influssi.
Chi dunque sarà sí villano e discortese verso il studio di
quest'uomo, che, avendo posto in oblio quel tanto che ha
fatto, con esser ordinato dagli dei come una aurora, che
dovea precedere l'uscita di questo sole de l'antiqua vera
filosofia, per tanti secoli sepolta nelle tenebrose caverne
de la cieca, maligna, proterva ed invida ignoranza; vogli,
notandolo per quel che non ha possuto fare, metterlo nel
medesmo numero della gregaria moltitudine, che discorre,
si guida e si precipita piú per il senso de l'orecchio d'una
brutale e ignobil fede; che vogli computarlo tra quei, che
col felice ingegno s'han possuto drizzare ed inalzarsi per
la fidissima scorta de l'occhio della divina intelligenza?
Bruno Cena 29