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      Saulino. Cossí mi par vedere, perché la giustizia non ha
l'atto se non dove è l'errore, la concordia non s'effettua
se non dove è la contrarietade; il sferico non posa nel sferico,
perché si toccano in punto, ma il concavo si quieta
nel convesso; e moralmente il superbo non può convenire
col superbo, il povero col povero, l'avaro con l'avaro;
ma si compiace l'uno nell'umile, l'altro nel ricco, questo
col splendido. Però, se fisica-, matematica- e moralmente
si considera, vedesi che non ha trovato poco quel filosofo
che è dovenuto alla raggione della coincidenza de contrarii,
e non è imbecille prattico quel mago che la sa cercare
dove ella consiste. Tutto, dunque, che avete proferito,
è verissimo: ma vorrei sapere, o Sofia, a che proposito,
a che fine voi lo dite.
      Sofia. Quello che da ciò voglio inferire, è che il principio,
il mezzo ed il fine, il nascimento, l'aumento e la
perfezione di quanto veggiamo, è da contrarii, per contrarii,
ne' contrarii, a contrarii: e dove è la contrarietà, è la azione
e reazione, è il moto, è la diversità, è la moltitudine, è
l'ordine, son gli gradi, è la successione, è la vicissitudine.
Perciò nessuno, che ben considera, giamai per l'essere ed
aver presente si desmetterà o s'inalzarà d'animo, quantunque,
in comparazion d'altri abiti e fortune, gli paia
buono o rio, peggiore o megliore. Tal io con il mio divino
oggetto, che è la verità, tanto tempo, come fuggitiva,
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occolta, depressa e sommersa, ho giudicato quel termine,
per ordinanza del fato, come principio del mio ritorno,
apparizione, essaltazione e magnificenza tanto piú grande,
quanto maggiori son state le contradizioni.
Bruno Best 573-574