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      Filoteo. Ivi, come è l'ordinario e il dovero, soglion trovarsi
cose da insalata da pasto, da frutti da ordinario, da
cocina da speciaria, da sani da amalati, di freddo di caldo,
di crudo di cotto, di acquatico di terrestre, di domestico
di selvatico, di rosto di lesso, di maturo di acerbo, e cose
da nutrimento solo e da gusto, sustanziose e leggieri, salse
e inspide, agreste e dolci, amare e suavi. Cossí quivi, per
certa conseguenza, vi sono apparse le sue contrarietadi e
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diversitadi, accomodate a contrarii e diversi stomachi e
gusti, a' quali può piacere di farsi presenti al nostro tipico
simposio, a fine che non sia chi si lamente di esservi gionto
invano, e a chi non piace di questo, prenda di quell'altro.
      Armesso. È vero; ma che dirai, se oltre nel vostro convito,
ne la vostra cena appariranno cose, che non son buone
né per insalata né per pasto, né per frutti né per ordinario,
né fredde né calde, né crude né cotte, né vagliano per l'appetito
né per fame, non son buone per sani né per ammalati,
e conviene che non escano da mani di cuoco né di speciale?
      Filoteo. Vedrai che né in questo la nostra cena è dissimile
a qualunqu'altra esser possa. Come dunque là, nel piú
bel del mangiare, o ti scotta qualche troppo caldo boccone,
di maniera che bisogna cacciarlo de bel nuovo fuora, o
piangendo e lagrimando mandarlo vagheggiando per il
palato sin tanto che se gli possa donar quella maladetta
spinta per il gargazzuolo al basso; overo ti si stupefà qualche
dente, o te s'intercepe la lingua che viene ad esser morduta
con il pane, o qualche lapillo te si viene a rompere e incalcinarsi
tra gli denti per farti regittar tutto il boccone,
o qualche pelo o capello del cuoco ti s'inveschia nel palato
per farti presso che vomire, o te s'arresta qualche aresta
di pesce ne la canna a farti suavemente tussire, o qualche
ossetto te s'attraversa ne la gola per metterti in pericolo
di suffocare; cossí nella nostra cena, per nostra e comun
disgrazia, vi si son trovate cose corrispondenti e proporzionali
a quelle. Il che tutto avviene per il peccato dell'antico
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protoplaste Adamo, per cui la perversa natura umana è
condannata ad aver sempre i disgusti gionti ai gusti.
Bruno Causa 197-198-199