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      Armesso. Or su, per venire al resto, vorrei intendere
da voi (lasciando un poco da canto le voci e le lingue a
proposito del lume e splendor che possa apportar la vostra
filosofia) con che voci volete che sia salutato particolarmente
da noi quel lustro di dottrina, che esce dal libro
de la Cena de le ceneri? Quali animali son quelli che hanno
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recitata la Cena de le ceneri? Dimando, se sono acquatici,
o aerei, o terrestri, o lunatici? E lasciando da canto gli
propositi di Smitho, Prudenzio e Frulla, desidero di sapere,
se fallano coloro che dicono, che tu fai la voce di un cane
rabbioso e infuriato, oltre che talvolta fai la simia, talvolta
il lupo, talvolta la pica, talvolta il papagallo, talvolta un
animale talvolta un altro, meschiando propositi gravi e
seriosi, morali e naturali, ignobili e nobili, filosofici e comici?
      Filoteo. Non vi maravigliate, fratello, perché questa
non fu altro ch'una cena, dove gli cervelli vegnono governati
dagli affetti, quali gli vegnon porgiuti dall'efficacia di
sapori e fumi de le bevande e cibi. Qual dunque può essere
la cena materiale e corporale, tale conseguentemente succede
la verbale e spirituale; cossí dunque questa dialogale
ha le sue parti varie e diverse, qual varie e diverse quell'altra
suole aver le sue; non altrimente questa ha le proprie condizioni,
circonstanze e mezzi, che come le proprie potrebbe
aver quella.
      Armesso. Di grazia, fate ch'io vi intenda.
Bruno Causa 196-197