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      Mancato a lui questo primo, fu menato ad altro maestro,
appo 'l quale si trattenne poco tempo, perché il padre fu consigliato
mandarlo da' padri gesuiti, da' quali fu ricevuto nella
loro seconda scuola. Il cui maestro, avendolo osservato di buon
ingegno, il diede avversario successivamente a' tre piú valorosi
de' suoi scolari, de' quali egli, con le «diligenze» che essi padri
dicono, o sieno straordinarie fatiche scolastiche, uno avvilí, un
altro fe' cadere infermo per emularlo, il terzo, perché ben visto
dalla Compagnia, innanzi di leggersi la «lista» che essi dicono,
per privilegio d'«approfittato» fu fatto passare alla prima scuola.
Di che, come di un'offesa fatta a essolui, il Giambattista risentito,
e intendendo che nel secondo semestre si aveva a ripetere
il giá fatto nel primo, egli si uscí da quella scuola e, chiusosi
in casa, da sé apprese sull'Alvarez ciò che rimaneva da' padri a
insegnarsi nella scuola prima e in quella dell'umanitá, e passò
l'ottobre seguente a studiare la logica. Nel qual tempo, essendo
di está, egli si poneva al tavolino la sera, e la buona madre,
risvegliatasi dal primo sonno e per pietá comandandogli che
andasse a dormire, piú volte il ritruovò aver lui studiato infino
al giorno. Lo che era segno che, avvanzandosi in etá tra gli
studi delle lettere, egli aveva fortemente a diffendere la sua
stima da letterato.
Vico Aut 4