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      Ai dí passati vennero doi al Nolano da parte d'un regio
scudiero, facendo gl' intendere qualmente colui bramava sua
conversazione, per intender il suo Copernico ed altri paradossi
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di sua nova filosofia. Al che rispose il Nolano, che lui
non vedea per gli occhi di Copernico, né di Ptolomeo, ma
per i proprii, quanto al giudizio e la determinazione; benché
quanto alle osservazioni, stima dover molto a questi ed
altri solleciti matematici, che successivamente, a tempi
e tempi, giongendo lume a lume, ne han donati principii
sufficienti, per i quali siamo ridutti a tal giudicio, quale
non possea se non dopo molte non ociose etadi esser parturito.
Giongendo, che costoro in effetto son come quelli
interpreti, che traducono da uno idioma a l'altro le paroli:
ma sono gli altri poi, che profondano ne' sentimenti, e non
essi medesimi. E son simili a que' rustici, che rapportano
gli affetti e la forma d'un conflitto a un capitano absente;
ed essi non intendono il negocio, le raggioni e l'arte, co'
la quale questi son stati vittoriosi; ma colui, che ha esperienza
e meglior giudicio ne l'arte militare. Cossí a la tebana
Manto, che vedeva, ma non intendeva, Tiresia, cieco, ma
divino interprete, diceva:
Visu carentem magna pars veri latet,
Sed quo vocat me patria, quo Phoebus, sequar.
Tu lucis inopem gnata genitorem regens,
Manifesta sacri signa fatidici refer.

Similmente che potreimo giudicar noi, si le molte e diverse
verificazioni de l'apparenze de' corpi superiori o circostanti
non ne fussero state dechiarate e poste avanti gli occhi de
la raggione? Certo, nulla. Tuttavia, dopo aver rese le grazie
a gli dei, distributori de' doni, che procedono dal primo
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ed infinito onnipotente lume, ed aver magnificato il studio
di questi generosi spirti, conoscemo apertissimamente, che
doviamo aprir gli occhi a quello ch' hanno osservato e visto,
e non porgere il consentimento a quel ch' hanno conceputo,
inteso e determinato.
Bruno Cena 26-27-28