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      Prudenzio. O saeclum! voi mi parete far poco conto
delle buone lettere. Come potremo far un buon tetralogo,
se non sappiamo che significhi questa dizione tetralogo
e, quod peius est, pensaremo che sia un dialogo?
Nonne a difinitione et a nominis explicatione exordiendum,
come il nostro Arpinate ne insegna?
      Teofilo. Voi, messer Prudenzio, sete troppo prudente.
Lasciamo, vi priego, questi discorsi grammaticali; e fate
conto, che questo nostro raggionamento sia un dialogo,
atteso che benché siamo quattro in persona, saremo dui
in officio di proponere e rispondere, di raggionare e ascoltare.
Or, per dar principio e reportar il negocio da capo,
venite ad inspirarmi, o Muse. Non dico a voi, che parlate
per gonfio e superbo verso in Elicona: perché dubito che
forse non vi lamentiate di me al fine, quando, dopo aver
fatto sí lungo e fastidioso peregrinaggio, varcati sí perigliosi
mari, gustati sí fieri costumi, vi bisognasse discalze e nude
tosto repatriare, perché qua non son pesci per Lombardi.
Lascio, che non solo siete straniere, ma siete ancor di quella
razza, per cui disse un poeta:
Non fu mai greco di malizia netto.

Bruno Cena 25