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      Filoteo. Non solo è ordinario, ma anco naturale e necessario,
che ogni animale faccia la sua voce; e non è possibile
che le bestie formino regolati accenti e articulati suoni
come gli uomini, come contrarie le complessioni, diversi i
gusti, varii gli nutrimenti.
      Armesso. Di grazia, concedetemi libertà di dir la parte
mia ancora; non circa la luce, ma circa alcune circustanze,
per le quali non tanto si suol consolare il senso, quanto
molestar il sentimento di chi vede e considera; perché, per
vostra pace e vostra quiete, la quale con fraterna caritade
vi desio, non vorrei che di questi vostri discorsi vegnan
formate comedie, tragedie, lamenti, dialogi, o come vogliam
dire, simili a quelli che poco tempo fa, per esserno essi
usciti in campo a spasso, vi hanno forzato di starvi rinchiusi
e retirati in casa.
      Filoteo. Dite liberamente.
      Armesso. Io non parlarò come santo profeta, come
astratto divino, come assumpto apocaliptico, né quale
angelicata asina di Balaamo; non raggionarò come inspirato
da Bacco, né gonfiato di vento da le puttane muse di
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Parnaso, o come una Sibilla impregnata da Febo, o come
una fatidica Cassandra, né qual ingombrato da le unghie
de' piedi sin alla cima di capegli de l'entusiasmo apollinesco,
né qual vate illuminato nell'oraculo o delfico tripode,
né come Edipo esquisito contra gli nodi della Sfinge, né
come un Salomone inver gli enigmi della regina Sabba,
né qual Calcante, interprete dell'olimpico senato, né come
un inspiritato Merlino, o come uscito dall'antro di Trofonio.
Ma parlarò per l'ordinario e per volgare, come
uomo che ho avuto altro pensiero che d'andarmi lambiccando
il succhio de la grande e piccola nuca, con farmi
al fine rimanere in secco la dura e pia madre; come uomo,
dico, che non ho altro cervello ch'il mio; a cui manco
gli dei dell'ultima cotta e da tinello nella corte celestiale
(quei dico che non bevono ambrosia, né gustan nettare,
ma vi si tolgon la sete col basso de le botte e vini rinversati,
se non vogliono far stima de linfe e ninfe, quei, dico,
che sogliono esser più domestici, familiari e conversabili
con noi), come è dire né il dio Bacco, né quel imbreaco
cavalcator de l'asino, né Pane, né Vertunno, né Fauno,
né Priapo, si degnano cacciarmene una pagliusca di piú e
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di vantaggio dentro, quantunque sogliano far copia de' fatti
lor sin ai cavalli.
      Elitropio. Troppo lungo proemio.
      Armesso. Pacienza, che la conclusione sarà breve.
Voglio dir brevemente, che vi farò udir paroli, che non bisogna
disciferarle come poste in distillazione, passate per
lambicco, digerite dal bagno di maria, e subblimate in recipe
di quinta essenza; ma tale quali m'insaccò nel capo la
nutriccia, la quale era quasi tanto cotennuta, pettoruta,
ventruta, fiancuta e naticuta, quanto può essere quella
londriota, che viddi a Westmester; la quale, per iscaldatoio
del stomaco, ha un paio di tettazze, che paiono gli
borzacchini del gigante san Sparagorio, e che, concie in
cuoio, varrebbono sicuramente a far due pive ferrarese.
      Elitropio. E questo potrebe bastare per un proemio.
Bruno Causa 194-195-196