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      Quindi dove gli ciechi si lamentano, dicendo: Figlia
e madre di tenebre ed orrore, è significata la
conturbazion e contristazion de l'anima che ha perse l'ali,
la quale se gli mitiga allor che è messa in speranza di ricovrarle.
Dove Circe dice: Prendete un altro mio
vase fatale
, è significato che seco portano il decreto
e destino del suo cangiamento; il qual però è detto essergli
porgiuto dalla medesima Circe; perché un contrario è originalmente
nell'altro, quantunque non vi sia effettualmente: onde
disse lei, che sua medesima mano non vale aprirlo, ma commetterlo.
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Significa ancora che son due sorte d'acqui: inferiori,
sotto il firmamento che acciecano; e superiori, sopra il firmamento
che illuminano: quelle che sono significate da pitagorici
e platonici nel descenso da un tropico ed ascenso da un
altro. Là dove dice: Per largo e per profondo
peregrinate il mondo, cercate tutti gli
numerosi regni
, significa che non è progresso immediato
da una forma contraria a l'altra, né regresso immediato
da una forma a la medesima; però bisogna trascorrere, se non
tutte le forme che sono nella ruota delle specie naturali, certamente
molte e molte di quelle. Là s'intendeno illuminati da
la vista de l'oggetto, in cui concorre il ternario delle perfezioni,
che sono beltà, sapienza e verità, per l'aspersion de l'acqui,
che negli sacri libri son dette acqui di sapienza, fiumi d'acqua
di vita eterna. Queste non si trovano nel continente del mondo,
ma penitus toto divisim ab orbe, nel seno dell'Oceano, dell'Anfitrite,
della divinità, dove è quel fiume che apparve
revelato procedente dalla sedia divina, che ave altro flusso
che ordinario naturale. Ivi son le Ninfe, cioè le beate e divine
intelligenze che assisteno ed amministrano alla prima intelligenza,
la quale è come la Diana tra le nimfe de gli deserti.
Quella sola tra tutte l'altre è per la triplicata virtude potente
ad aprir ogni sigillo, a sciôrre ogni nodo, a discuoprir ogni
secreto, e disserrar qualsivoglia cosa rinchiusa. Quella con la
sua sola presenza e gemino splendore del bene e vero, di bontà
e bellezza appaga le volontadi e gl'intelletti tutti, aspergendoli
con l'acqui salutifere di ripurgazione. Qua è conseguente
il canto e suono, dove son nove intelligenze, nove muse, secondo
l'ordine de nove sfere; dove prima si contempla l'armonia
di ciascuna, che è continuata con l'armonia de l'altra;
perché il fine ed ultimo della superiore è principio e capo dell'
inferiore, perché non sia mezzo e vacuo tra l'una ed altra:
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e l'ultimo de l'ultima, per via de circolazione, concorre con il
principio della prima. Perché medesimo è piú chiaro e piú
occolto, principio e fine, altissima luce e profondissimo abisso,
infinita potenza ed infinito atto, secondo le raggioni e modi
esplicati da noi in altri luoghi. Appresso si contempla l'armonia
e consonanza de tutte le sfere, intelligenze, muse ed
instrumenti insieme; dove il cielo, il moto de' mondi, l'opre
della natura, il discorso de gl'intelletti, la contemplazion
della mente, il decreto della divina providenza, tutti d'accordo
celebrano l'alta e magnifica vicissitudine che agguaglia l'acqui
inferiori alle superiori, cangia la notte col giorno, ed il giorno
con la notte, a fin che la divinità sia in tutto, nel modo con cui
tutto è capace di tutto, e l'infinita bontà infinitamente si
communiche secondo tutta la capacità de le cose.
      Questi son que' discorsi, gli quali a nessuno son parsi
piú convenevoli ad essere addirizzati e raccomandati, che a
voi, Signor eccellente, a fin ch'io non vegna a fare, come
penso aver fatto alcuna volta per poca advertenza, e molti
altri fanno quasi per ordinario, come colui che presenta la
lira ad un sordo ed il specchio ad un cieco. A voi dunque si
presentano, perché l'Italiano raggioni con chi l'intende;
gli versi sien sotto la censura e protezion d'un poeta; la filosofia
si mostre ignuda ad un sí terso ingegno come il vostro;
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le cose eroiche siano addirizzate ad un eroico e generoso animo,
di qual vi mostrate dotato; gli officii s'offrano ad un suggetto
sí grato, e gli ossequi ad un signor talmente degno, qualmente
vi siete manifestato per sempre. E nel mio particolare
vi scorgo quello che con maggior magnanimità m'avete prevenuto
ne gli officii, che alcuni altri con riconoscenza m'abbiano
seguitato. Vale.
Bruno Furori 945-946-947-948