— 943 —
Argomento ed allegoria del quinto dialogo.

      Nel Quinto dialogo, perché vi sono introdotte
due donne, alle quali (secondo la consuetudine del mio paese)
non sta bene di commentare, argumentare, desciferare, saper
molto ed esser dottoresse, per usurparsi ufficio d'insegnare e
donar instituzione, regola e dottrina a gli uomini, ma ben de
divinar e profetar qualche volta che si trovano il spirito in
corpo; però gli ha bastato de farsi solamente recitatrici della
figura, lasciando a qualche maschio ingegno il pensiero e
negocio di chiarir la cosa significata. Al quale (per alleviar
overamente tôrgli la fatica) fo intendere, qualmente questi
nove ciechi, come in forma d'ufficio e cause esterne, cossí con
molte altre differenze suggettive correno con altra significazione,
che gli nove del dialogo precedente; atteso che, secondo
la volgare imaginazione delle nove sfere, mostrano il numero,
ordine e diversità de tutte le cose che sono subsistenti infra
unità absoluta, nelle quali e sopra le quali tutte sono ordinate
le proprie intelligenze che, secondo certa similitudine analogale,
dependono dalla prima ed unica. Queste da cabalisti,
da caldei, da maghi, da platonici e da cristiani teologi son
distinte in nove ordini per la perfezione del numero che domina
nell'università de le cose ed in certa maniera formaliza il tutto;
e però con semplice raggione fanno che si significhe la divinità,
e secondo la reflessione e quadratura in se stesso, il numero
e la sustanza de tutte le cose dependenti. Tutti gli contemplatori
piú illustri, o sieno filosofi, o siano teologi, o parlino per
raggione e proprio lume, o parlino per fede e lume superiore,
intendeno in queste intelligenze il circolo di ascenso e descenso.
Quindi dicono gli platonici, che per certa conversione
accade che quelle, che son sopra il fato, si facciano sotto il
fato del tempo e mutazione, e da qua montano altre al luogo
— 944 —
di quelle. Medesima conversione è significata dal pitagorico
poeta, dove dice:
Has omnes, ubi mille rotam volvere per annos
Lethaeum ad fluvium deus evocat agmine magno,
ursus ut incipiant in corpora velle reverti.

      Questo, dicono alcuni, è significato dove è detto in revelazione
che il drago starà avvinto nelle catene per mille anni,
e passati quelli, sarà disciolto. A cotal significazione voglion
che mirino molti altri luoghi, dove il millenario ora è espresso,
ora è significato per uno anno, ora per una etade, ora per un
cubito, ora per una ed un'altra maniera. Oltre che certo il
millenario istesso non si prende secondo le revoluzioni definite
da gli anni del sole, ma secondo le diverse raggioni delle diverse
misure ed ordini con li quali son dispensate diverse cose:
perché cossí son differenti gli anni de gli astri, come le specie
de particolari non son medesime. Or quanto al fatto della
revoluzione, è divolgato appresso gli cristiani teologi, che da
ciascuno de' nove ordini de spiriti sieno trabalzate le moltitudini
de legioni a queste basse ed oscure regioni; e che per
non esser quelle sedie vacanti, vuole la divina providenza che
di queste anime, che vivono in corpi umani, siano assumpte
a quella eminenza. Ma tra' filosofi Plotino solo ho visto dire
espressamente, come tutti teologi grandi, che cotal revoluzione
non è de tutti, né sempre, ma una volta. E tra teologi
Origene solamente, come tutti filosofi grandi, dopo gli Saduchini
ed altri molti riprovati, ave ardito de dire che la revoluzione
è vicissitudinale e sempiterna; e che tutto quel
— 945 —
medesimo che ascende, ha da ricalar a basso; come si vede
in tutti gli elementi e cose che sono nella superficie, grembo e
ventre de la natura. Ed io per mia fede dico e confermo per
convenientissimo, con gli teologi e color che versano su le
leggi ed instituzioni de popoli, quel senso loro: come non
manco d'affirmare ed accettar questo senso di quei che parlano
secondo la raggion naturale tra' pochi, buoni e sapienti. L'opinion
de' quali degnamente è stata riprovata, per esser divolgata
a gli occhi della moltitudine; la quale se a gran pena può
essere refrenata da vizii e spronata ad atti virtuosi per la
fede de pene sempiterne, che sarrebe se la si persuadesse
qualche piú leggiera condizione in premiar gli eroici ed umani
gesti, e castigare gli delitti e sceleragini? Ma per venire alla
conclusione di questo mio progresso, dico che da qua si prende
la raggione e discorso della cecità e luce di questi nove, or
vedenti, or ciechi, or illuminati; quali son rivali ora nell'ombre
e vestigii della divina beltade, or sono al tutto orbi, ora nella
piú aperta luce pacificamente si godeno. Allor che sono nella
prima condizione, son ridutti alla stanza di Circe, la qual
significa la omniparente materia. Ed è detta figlia del sole,
perché da quel padre de le forme ha l'eredità e possesso di
tutte quelle le quali, con l'aspersion de le acqui, cioè con l'atto
della generazione, per forza d'incanto, cioè d'occolta armonica
raggione, cangia il tutto, facendo dovenir ciechi quelli che
vedeno. Perché la generazione e corrozione è causa d'oblio
e cecità, come esplicano gli antichi con la figura de le anime
che si bagnano ed inebriano di Lete.
Bruno Furori 943-944-945