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      Questa è quella filosofia che apre gli sensi, contenta il
spirto, magnifica l'intelletto e riduce l'uomo alla vera beatitudine
che può aver come uomo, e consistente in questa e tale
composizione; perché lo libera dalla sollecita cura di piaceri
e cieco sentimento di dolori, lo fa godere dell'esser presente,
e non piú temere che sperare del futuro; perché la providenza
o fato o sorte, che dispone della vicissitudine del nostro essere
particolare, non vuole né permette che piú sappiamo dell'uno
che ignoriamo dell'altro, alla prima vista e primo rancontro
rendendoci dubii e perplessi. Ma mentre consideramo piú profondamente
l'essere e sustanza di quello in cui siamo inmutabili,
trovaremo non esser morte, non solo per noi, ma né per
veruna sustanza; mentre nulla sustanzialmente si sminuisce,
ma tutto, per infinito spacio discorrendo, cangia il volto.
E perché tutti soggiacemo ad ottimo efficiente, non doviamo
credere, stimare e sperare altro, eccetto che come tutto è da
buono; cossí tutto è buono, per buono ed a buono; da bene,
per bene, a bene. Del che il contrario non appare se non a chi
non apprende altro che l'esser presente, come la beltade dell'
edificio non è manifesta a chi scorge una minima parte di
quello, come un sasso, un cemento affisso, un mezzo parete;
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ma massime a colui che può vedere l'intiero e che ha facultà
di far conferenza di parti a parti. Non temiamo che quello che
è accumulato in questo mondo, per la veemenza di qualche
spirito errante o per il sdegno di qualche fulmineo Giove,
si disperga fuor di questa tomba o cupola del cielo, o si scuota
ed effluisca come in polvere fuor di questo manto stellifero;
e la natura de le cose non altrimente possa venire ad inanirsi
in sustanza, che alla apparenza di nostri occhi quell'aria ch'era
compreso entro la concavitade di una bolla, va in casso; perché
ne è noto un mondo, in cui sempre cosa succede a cosa senza
che sia ultimo profondo, da onde, come da la mano del fabro,
irreparabilmente effluiscano in nulla. Non sono fini, termini,
margini, muraglia che ne defrodino e suttragano la infinita
copia de le cose. Indi feconda è la terra ed il suo mare; indi
perpetuo è il vampo del sole, sumministrandosi eternamente
esca a gli voraci fuochi ed umori a gli attenuati mari; perché
dall'infinito sempre nova copia di materia sottonasce. [>]

Bruno Inf 360-361