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      Verso il fine della sua solitudine, che ben nove anni durò,
ebbe notizia aver oscurato la fama di tutte le passate la fisica
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di Renato Delle Carte, talché s'infiammò di averne contezza;
quando per un grazioso inganno egli ne aveva avute di giá
le notizie, perché esso dalla libreria di suo padre tra gli altri
libri ne portò via seco la Filosofia naturale di Errico Regio,
sotto la cui maschera il Cartesio l'aveva incominciata a pubblicare
in Utrecht. E dopo il Lucrezio avendo preso il Regio a
studiare, filosofo di profession medico, che mostrava non aver
altra erudizione che di mattematica, il credette uomo non meno
ignaro di metafisica di quello ch'era stato Epicuro, che di mattematica
non volle giá mai sapere. Poiché egli pone in natura
un principio pur di falsa posizione - il corpo giá formato, -
che soltanto differisce da quel di Epicuro, che quello ferma
la divisibilitá del corpo negli atomi, questo fa i suoi tre elementi
divisibili all'infinito; quello pone il moto nel vano, questo
nel pieno; quello incomincia a formare i suoi infiniti mondi da
una casuale declinazion di atomi dal moto allo ingiú del propio
lor peso e gravitá, questo incomincia a formare i suoi indefiniti
vortici da un impeto impresso a un pezzo di materia inerte
e quindi non divisa ancora, la quale con l'impresso moto la
divida in quadrelli, e, impedita dalla sua mole, metta in necessitá
di sforzarsi a muovere a moto retto, e, non potendo per lo suo
pieno, incominci, ne' suoi quadrelli divisa, a muoversi circa il suo
centro di ciascun quadrello. Onde, come dalla casuale declinazione
de' suoi atomi Epicuro permette il mondo alla discrezione
del caso, cosí, dalla necessitá di sforzarsi al moto retto i primi
corpicelli di Renato, al Vico sembrava che tal sistema sarebbe
comodo a coloro che soggettano il mondo al fato. E di tal suo
giudizio egli si rallegrò in tempo appresso, che, ricevutosi in
Napoli, e risaputo che la fisica del Regio era di Renato, si
erano cominciate a coltivare le Meditazioni metafisiche del medesimo.
Perché Renato, ambiziosissimo di gloria, sí come - con
la sua fisica machinata sopra un disegno simile a quella di
Epicuro, fatta comparire la prima volta sulle cattedre di una
celebratissima universitá di Europa, qual è quella di Utrecht,
da un fisico medico - affettò farsi celebre tra professori di medicina;
cosí poi disegnò alquante prime linee di metafisica alla
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maniera di Platone - ove s'industria di stabilire due generi di
sostanze, una distesa, altra intelligente, per dimostrare un agente
sopra la materia che materia non sia, qual egli è 'l «dio» di
Platone - per avere un giorno il regno anche tra' i chiostri, ne'
quali era stata introdotta fin dal secolo undecimo la metafisica
d'Aristotile. Ché, quantunque, per quello che questo filosofo vi
conferí del suo, ella avesse servito innanzi agli empi averroisti,
però, essendone la pianta quella di Platone, facilmente la religion
cristiana la piegò a' sensi pii del di lui Maestro, onde,
come ella resse da principio con la platonica sino all'undecimo
secolo, cosí indi in poi ha retto con la metafisica aristotelica.
E, infatti, sul maggior fervore che si celebrava la fisica cartesiana,
il Vico, ricevutosi in Napoli, udillo spesse volte dire dal
signor Gregorio Calopreso, gran filosofo renatista, a cui il Vico
fu molto caro. Ma, nell'unitá delle sue parti, di nulla costa in
un sistema la filosofia di Renato, perché alla sua fisica converrebbe
una metafisica che stabilisse un solo genere di sostanza
corporea, operante, come si è detto, per necessitá, come a quella
di Epicuro un sol genere di sostanza corporea, operante a caso;
siccome in ciò ben conviene Renato con Epicuro, che tutte le
infinite varie forme de' corpi sono modificazioni della sostanza
corporea, che in sostanza son nulla. Né la sua metafisica fruttò
punto alcuna morale comoda alla cristiana religione, perché non
solo non la compongono le poche cose che egli sparsamente
ne ha scritto, e 'l trattato delle Passioni piú serve alla medicina
che alla morale; ma neanche il padre Malebranche vi seppe
lavorare sopra un sistema di moral cristiana, ed i Pensieri del
Pascale sono pur lumi sparsi. Né dalla sua metafisica esce una
logica propia, perché Arnaldo lavora la sua sulla pianta di quella
di Aristotile. Né meno serve alla stessa medicina, perché l'uom
di Renato dagli anatomici non si ritruova in natura, tanto che,
a petto di quella di Renato, piú regge in un sistema la filosofia
d'Epicuro, che non seppe nulla di mattematica. Per queste ragioni
tutte, le quali avvertí il Vico, egli appresso molto godeva
con esso seco che quanto con la lezion di Lucrezio si fe' piú
dalla parte della metafisica platonica, tanto con quella del Regio
piú vi si confermó.
Vico Aut 17-18-19