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Argomento de' cinque dialogi della seconda parte.

      Nel Primo dialogo della seconda parte
s'adduce un seminario delle maniere e raggioni del stato dell'eroico
furioso. Ove nel primo sonetto vien descritto il
stato di quello sotto la ruota del tempo; nel secondo
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viene ad iscusarsi dalla stima d'ignobile occupazione ed indegna
iattura della angustia e brevità del tempo; nel terzo
accusa l'impotenza de suoi studi, gli quali, quantunque all'interno
sieno illustrati dall'eccellenza de l'oggetto, questo
per l'incontro viene ad essere offoscato ed annuvolato da
quelli; nel quarto è il compianto del sforzo senza profitto
delle facultadi de l'anima, mentre cerca risorgere con l'imparità
de le potenze a quel stato che pretende e mira; nel
quinto vien rammentata la contrarietà e domestico conflitto
che si trova in un suggetto, onde non possa intieramente
appigliarsi ad un termine o fine; nel sesto vien espresso
l'affetto aspirante; nel settimo vien messa in considerazione
la mala corrispondenza che si trova tra colui ch'aspira,
e quello a cui s'aspira; nell'ottavo è messa avanti gli
occhi la distrazion dell'anima, conseguente della contrarietà
de cose esterne ed interne tra loro, e de le cose interne in se
stesse, e de le cose esterne in se medesime; nel nono è ispiegata
l'etate ed il tempo del corso de la vita ordinarii all'atto
de l'alta e profonda contemplazione: per quel che non vi
conturba il flusso o reflusso della complessione vegetante,
ma l'anima si trova in condizione stazionaria e come quieta;
nel decimo l'ordine e maniera in cui l'eroico amore talor
ne assale, fere e sveglia; nell'undecimo la moltitudine
delle specie ed idee particolari che mostrano l'eccellenza della
marca dell'unico fonte di quelle, mediante le quali vien incitato
l'affetto verso alto; nel duodecimo s'esprime la condizion
del studio umano verso le divine imprese, perché molto si
presume prima che vi s'entri, e nell'entrare istesso: ma quando
poi s'ingolfa e vassi piú verso il profondo, viene ad essere
smorzato il fervido spirito di presunzione, vegnono relassati
i nervi, dismessi gli ordegni, inviliti gli pensieri, svaniti tutti
dissegni, e riman l'animo confuso, vinto ed exinanito. Al qual
proposito fu detto dal sapiente: qui scrutator est maiestatis,
opprimetur a gloria
. Nell'ultimo è piú manifestamente
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espresso quello che nel duodecimo è mostrato in similitudine
e figura.
      Nel Secondo dialogo è in un sonetto ed un discorso
dialogale sopra di quello specificato il primo motivo
che domò il forte, ramollò il duro ed il rese sotto l'amoroso
imperio di Cupidine superiore, con celebrar tal vigilanza,
studio, elezione e scopo.
      Nel Terzo dialogo in quattro proposte e quattro
risposte del core a gli occhi, e de gli occhi al core, è dechiarato
l'essere e modo delle potenze cognoscitive ed appetitive.
Là si manifesta qualmente la volontà è risvegliata, addirizzata,
mossa e condotta dalla cognizione; e reciprocamente la
cognizione è suscitata, formata e ravvivata dalla volontade,
procedendo or l'una da l'altra, or l'altra da l'una. Là si fa
dubio, se l'intelletto o generalmente la potenza conoscitiva,
o pur l'atto della cognizione sia maggior de la volontà o generalmente
della potenza appetitiva, o pur de l'affetto: se
non si può amare piú che intendere, e tutto quello ch'in certo
modo si desidera, in certo modo ancora si conosce, e per il
roverso; onde è consueto di chiamar l'appetito cognizione,
perché veggiamo che gli peripatetici, nella dottrina
de quali siamo allievati e nodriti in gioventú, sin a l'appetito
in potenza ed atto naturale chiamano cognizione;
onde tutti effetti, fini e mezzi, principii, cause ed elementi
distingueno in prima-, media- ed ultimamente noti secondo
la natura, nella quale fanno in conclusione concorrere l'appetito
e la cognizione. Là si propone infinita la potenza della
materia ed il soccorso dell'atto che non fa essere la potenza
vana. Laonde cossí non è terminato l'atto della volontà circa
il bene, come è infinito ed interminabile l'atto della cognizione
circa il vero: onde ente, vero e buono son
presi per medesimo significante circa medesima cosa significata.
Bruno Furori 939-940-941