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Lasso! perché con ramarico del mio core, cordoglio del
spirito ed aggravio de l'alma mi si presenta a gli occhi questa
imperita, stolta e profana moltitudine che sí falsamente pensa,
sí mordacemente parla, sí temerariamente scrive per parturir
que' scelerati discorsi de tanti monumenti che vanno per le
stampe, per le librarie, per tutto, oltre gli espressi ludibrii,
dispreggi e biasimi: l'asino d'oro, le lodi de
l'asino, l'encomio de l'asino
; dove non si
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pensa altro che con ironiche sentenze prendere la gloriosa
asinitade in gioco, spasso e scherno? Or chi terrà il mondo
che non pensi ch'io faccia il simile? Chi potrà donar freno
alle lingue che non mi mettano nel medesimo predicamento,
come colui che corre appo gli vestigii de gli altri che circa
cotal suggetto democriteggiano? Chi potrà contenerli che
non credano, affermino e confermino che io non intendo vera-
e seriosamente lodar l'asino ed asinitade, ma piú tosto procuro
di aggionger oglio a quella lucerna la quale è stata da gli altri
accesa? Ma, o miei protervi e temerarii giodici, o neghittosi
e ribaldi calunniatori, o foschi ed appassionati detrattori,
fermate il passo, voltate gli occhi, prendete la mira; vedete,
penetrate, considerate se gli concetti semplici, le sentenze
enunciative e gli discorsi sillogistici ch'apporto in favor di
questo sacro, impolluto e santo animale, son puri, veri e
demostrativi, o pur son finti, impossibili ed apparenti. Se le
vedrete in effetto fondati su le basi de fondamenti fortissimi,
se son belli, se son buoni, non le schivate, non le fuggite, non
le rigettate; ma accettatele, seguitele, abbracciatele, e non
siate oltre legati dalla consuetudine del credere, vinti dalla
sufficienza del pensare e guidati dalla vanità del dire, se altro
vi mostra la luce de l'intelletto, altro la voce della dottrina
intona ed altro l'atto de l'esperienza conferma.
Bruno Cab 846-847