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declamazione
al studioso, divoto e pio lettore.

      Oimè, auditor mio, che senza focoso suspiro, lubrico pianto
e tragica querela, con l'affetto, con gli occhi e le raggioni non
può rammentar il mio ingegno, intonar la voce e dechiarar
gli argumenti, quanto sia fallace il senso, turbido il pensiero
ed imperito il giudicio, che con atto di perversa, iniqua e pregiudiciosa
sentenza non vede, non considera, non definisce
secondo il debito di natura, verità di raggione e diritto di giustizia
circa la pura bontade, regia sinceritade e magnifica
maestade della santa ignoranza, dotta pecoragine e divina
asinitade! Lasso! a quanto gran torto da alcuni è sí fieramente
essagitata quest'eccellenza celeste tra gli uomini viventi,
contra la quale altri con larghe narici si fan censori,
altri con aperte sanne si fan mordaci, altri con comici cachini
si rendono beffeggiatori. Mentre ovunque spreggiano, burlano
e vilipendeno qualche cosa, non gli odi dir altro che: Costui
è un asino, quest'azione è asinesca, questa è una asinitade;
- stante che ciò absolutamente convegna dire dove son piú
maturi discorsi, piú saldi proponimenti e piú trutinate sentenze.
Bruno Cab 846