— 937 —
Argomento de' cinque dialogi de la prima parte.

      Nel Primo dialogo della prima parte son
cinque articoli, dove per ordine: nel primo si mostrano
le cause e principii motivi intrinseci sotto nome e figura del
monte e del fiume e de muse, che si dechiarano presenti, non
perché chiamate, invocate e cercate, ma piú tosto come quelle
che piú volte importunamente si sono offerte: onde vegna
significato che la divina luce è sempre presente; s'offre sempre,
sempre chiama e batte a le porte de nostri sensi ed altre potenze
cognoscitive ed apprensive: come pure è significato
nella Cantica di Salomone dove si dice: En ipse stat
post parietem nostrum, respiciens per cancellos, et prospiciens
per fenestras
. La qual spesso per varie occasioni ed impedimenti
avvien che rimangna esclusa fuori e trattenuta. Nel
secondo articolo si mostra quali sieno que' suggetti,
oggetti, affetti, instrumenti ed effetti per li quali s'introduce,
si mostra e prende il possesso nell'anima questa divina luce,
perché la inalze e la converta in Dio. Nel terzo il proponimento,
definizione e determinazione che fa l'anima ben
informata circa l'uno, perfetto ed ultimo fine. Nel quarto
la guerra civile che séguita e si discuopre contra il spirito dopo
tal proponimento; onde disse la Cantica: Noli mirari, quia
nigra sum: decoloravit enim me sol, quia fratres mei pugnaverunt
contra me, quam posuerunt custodem in vineis
. Là sono esplicati
solamente come quattro antesignani l'Affetto, l'Appulso
fatale, la Specie del bene ed il Rimorso, che son seguitati da
tante coorte militari de tante, contrarie, varie e diverse potenze
con gli lor ministri, mezzi ed organi che sono in questo
composto. Nel quinto s'ispiega una naturale contemplazione
in cui si mostra che ogni contrarietà si riduce a l'amicizia
o per vittoria de l'uno de' contrarii o per armonia e contemperamento
— 938 —
o per qualch'altra raggione di vicissitudine, ogni
lite alla concordia, ogni diversità a l'unità: la qual dottrina
è stata da noi distesa ne gli discorsi d'altri dialogi.
      Nel Secondo dialogo viene piú esplicatamente
descritto l'ordine ed atto della milizia che si ritrova nella sustanza
di questa composizione del furioso; ed ivi: nel primo
articolo
si mostrano tre sorte di contrarietà: la prima d'un
affetto ed atto contra l'altro, come dove son le speranze fredde
e gli desiderii caldi; la seconda de medesimi affetti ed atti in
se stessi, non solo in diversi, ma ed in medesimi tempi; come
quando ciascuno non si contenta di sé, ma attende ad altro,
ed insieme insieme ama ed odia; la terza tra la potenza che
séguita ed aspira, e l'oggetto che fugge e si suttrae. Nel secondo
articolo
si manifesta la contrarietà ch'è come
di doi contrarii appulsi in generale; alli quali si rapportano
tutte le particolari e subalternate contrarietadi, mentre come
a doi luoghi e sedie contrarie si monta o scende: anzi il composto
tutto per la diversità de le inclinazioni che son nelle
diverse parti, e varietà de disposizioni che accade nelle medesime,
viene insieme insieme a salire ed abbassare, a farsi avanti
ed adietro, ad allontanarsi da sé e tenersi ristretto in sé. Nel
terzo articolo si discorre circa la conseguenza da tal
contrarietade.
      Nel Terzo dialogo si fa aperto quanta forza abbia
la volontade in questa milizia, come quella a cui sola appartiene
ordinare, cominciare, exeguire e compire; cui vien intonato
nella Cantica: Surge, propera, columba mea, et veni: iam
enim hiems transiit, imber abiit, flores apparuerunt in terra
nostra; tempus putationis advenit
. Questa sumministra forza
ad altri in molte maniere, ed a se medesima specialmente,
quando si reflette in se stessa e si radoppia; allor che vuol
volere, e gli piace che voglia quel che vuole; o si ritratta,
allor che non vuol quel che vuole, e gli dispiace che voglia
— 939 —
quel che vuole: cossí in tutto e per tutto approva quel ch'è
bene e quel tanto che la natural legge e giustizia gli definisce:
e mai affatto approva quel che è altrimente. E questo è quanto
si esplica nel primo e secondo articolo. Nel
terzo si vede il gemino frutto di tal efficacia, secondo che
(per consequenza de l'affetto che le attira e rapisce) le cose
alte si fanno basse, e le basse dovegnono alte; come per forza
de vertiginoso appulso e vicissitudini successo dicono che la
fiamma s'inspessa in aere, vapore ed acqua, e l'acqua s'assottiglia
in vapore, aere e fiamma.
      In sette articoli del Quarto dialogo si contempla
l'impeto e vigor de l'intelletto, che rapisce l'affetto seco, ed
il progresso de pensieri del furioso composto, e delle passioni
de l'anima che si trova al governo di questa republica cossí
turbulenta. Là non è oscuro chi sia il cacciatore, l'ucellatore,
la fiera, gli cagnuoli, gli pulcini, la tana, il nido, la rocca, la
preda, il compimento de tante fatiche, la pace, riposo e bramato
fine de sí travaglioso conflitto.
      Nel Quinto dialogo si descrive il stato del furioso
in questo mentre, ed è mostro l'ordine, raggione e condizion
de studii e fortune. Nel primo articolo per quanto
appartiene a perseguitar l'oggetto che si fa scarso di sé; nel
secondo quanto al continuo e non remittente concorso
de gli affetti; nel terzo quanto a gli alti e caldi, benché
vani proponimenti; nel quarto quanto al volontario volere;
nel quinto quanto a gli pronti e forti ripari e soccorsi.
Ne gli seguenti si mostra variamente la condizion di sua fortuna,
studio e stato, con la raggione e convenienza di quelli,
per le antitesi, similitudini e comparazioni espresse in ciascuno
di essi articoli.
Bruno Furori 937-938-939