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Ottavo, che, quantunque sia
vera la distinzione de gli elementi, non è in nessun modo sensibile
o intelligibile tal ordine di elementi quale volgarmente si
pone; e secondo il medesimo Aristotele, gli quattro elementi
sono equalmente parti o membri di questo globo, se non vogliamo
dire che l'acqua eccede; onde degnamente gli astri son
chiamati or acqua or fuoco tanto da veri naturali filosofi quanto
da profeti divini e poeti; li quali, quanto a questo, non favoleggiano
né metaforicheggiano, ma lasciano favoleggiare ed
impuerire quest'altri sofossi. Cossí li mondi se intendeno essere
questi corpi eterogenei, questi animali, questi grandi globi,
dove non è la terra grave piú che gli altri elementi, e le particelle
tutte si muoveno e cangiano di loco e disposizione non
altrimente che il sangue ed altri umori e spiriti e parte minime,
che fluiscono, refluiscono, influiscono ed effluiscono in noi ed
altri piccioli animali. A questo proposito s'amena la comparazione,
per la quale si trova che la terra, per l'appulso al centro
de la sua mole, non si trova piú grave che altro corpo semplice
che a tal composizion concorre; e che la terra da per sé non
è grave né ascende né discende; e che l'acqua è quella che fa
l'unione, densità, spessitudine e gravità.
      Nono, da che è visto il famoso ordine de gli elementi
vano, s'inferisce la raggione di questi corpi sensibili composti
che, come tanti animali e mondi, sono nel spacioso campo
che è l'aria o cielo o vacuo. Ove son tutti que' mondi che non
meno contegnono animali ed abitatori che questo contener
possa, atteso che non hanno minor virtú né altra natura.
Decimo, dopo che è veduto come sogliano disputar gli
pertinacemente additti ed ignoranti di prava disposizione,
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si fa oltre manifesto in che modo per il piú delle volte sogliono
conchiudere le disputazioni; benché altri sieno tanto circonspetti
che, senza guastarsi punto, con un ghigno, con un risetto,
con certa modesta malignità, quel che non vagliono
aver provato con raggioni né lor medesimi possono donarsi
ad intendere, con queste artecciuole di cortesi dispreggi, la
ignoranza in ogni altro modo aperta vogliono non solo cuoprire,
ma rigettarla al dorso dell'antigonista; perché non vegnono
a disputar per trovare o cercar la verità, ma per la vittoria
e parer piú dotti e strenui defensori del contrario. E simili
denno essere fuggiti da chi non ha buona corazza di pazienza.
Bruno Inf 355-356