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Come veggiamo che l'uomo, mutando
ingegno e cangiando affetto, da buono dovien rio, da temprato
stemprato; e per il contrario, da quel che sembrava una bestia,
viene a sembrare un'altra peggiore o megliore, in virtú de certi
delineamenti e figurazioni, che, derivando da l'interno spirito,
appaiono nel corpo; di sorte che non fallaran mai un prudente
fisionomista. Però, come nell'umana specie veggiamo
de molti in viso, volto, voci, gesti, affetti ed inclinazioni, altri
cavallini, altri porcini, asinini, aquilini, buovini; cossí è da
credere che in essi sia un principio vitale, per cui, in potenza
di prossima passata o di prossima futura mutazion di corpo,
sono stati o sono per esser porci, cavalli, asini, aquile, o altro
che mostrano; se per abito di continenza, de studii, di contemplazione
ed altre virtudi o vizii non si cangiano e non si disponeno
altrimente. Da questa sentenza (da noi, piú che par
comporte la raggion del presente loco, non senza gran causa
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distesa) pende l'atto de la penitenza di Giove, il qual s'introduce
come volgarmente è descritto: un dio che ebbe de le
virtudi e gentilezze, ed ebbe de le dissoluzioni, leggerezze e
fragilitadi umane, e talvolta brutali e bestiali; come è figurato,
quando è fama, che si cangiasse in que' varii suggetti o forme,
per significar la mutazion de gli affetti suoi diversi che incorre
il Giove, l'anima, l'uomo, trovandosi in questa fluttuante
materia. Quel medesimo è messo governatore e motor del
cielo, per donar ad intendere, come in ogni uomo, in ciascuno
individuo si contempla un mondo, un universo; dove per
Giove governatore è significato il lume intellettuale che dispensa
e governa in esso, e distribuisce in quel mirabile architetto
gli ordini e sedie de virtudi e vizii.
Bruno Best 559-560